Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma

Sale I-II - Strumenti Archeologici

Frammento di intonaco romano, I secolo (Museo Etrusco, n. 89).jpg

Suonatore di cetra, terracotta IV sec. a.C. (n. 994) 

Le prime due sale del Museo ospitano una collezione di strumenti musicali di grande valore archeologico. Nella prima sala sono esposti strumenti a fiato in terracotta (corni e fischietti), strumenti a percussione in bronzo (sistri egizi, greci e romani, crotali, campane, campanelli e sonagli) e accessori in osso (piroli e   plettri). Assenti invece gli strumenti a corde, certamente diffusi in epoca antica, ma costruiti per la maggior parte in legno e dunque soggetti a progressivo deterioramento.
 La prima sala custodisce anche un'interessante raccolta iconografica a soggetto musicale costituita da parti di altorilievi, statuine e lucerne in terracotta. Su un prezioso frammento di intonaco proveniente dalla Villa dei Volusii Saturnini del I secolo a.C. - in prossimità di Lucus Feroniae sulla via Capenate- è dipinta una graziosa fanciulla con orecchini d'oro intenta a suonare uno strumento a pizzico a due corde di cui questa sembra essere, per ora, l'unica raffigurazione conosciuta.
Tra gli strumenti a fiato spiccano per importanza un corno in terracotta ancora in grado di suonare, databile al VI sec. a.C., e una doppia tibia (termine latino corrispondente al greco aulos) di epoca romana, o etrusca, in ottimo stato di conservazione, nonostante l'ossidazione delle parti in bronzo.
Le tibie, generalmente usate in coppia, prevedevano l'uso della phorbeia, una striscia di cuoio che passava sulla bocca, alla maniera di una museruola, consentendo di mantenere costante l'emissione di fiato, e andava a coprire anche le guance che si gonfiavano per incamerare aria. Narra Pindaro che l'aulos, inventato da Atena, fu subito rifiutato e gettato via dalla dea, quando si accorse che lo strumento la imbruttiva, deformandole le gote; il sileno Marsia lo raccolse e divenne tanto abile nel suonarlo da sfidare in una gara musicale il dio Apollo che, vittorioso, punì la sua arroganza, traendolo "de la vagina delle membra sue" (Dante, Par. canto I).
Altri due oggetti di notevole valore documentario sono conservati rispettivamente nella prima e nella seconda sala: una statua in terracotta del IV secolo a.C., alta circa un metro, raffigurante un suonatore di cetra con veste e strumento musicale tipici dell'ambiente etrusco e un disco bronzeo di età romana, una sorta di gong il cui suono aveva la funzione di segnalare l'ora di apertura e di chiusura di uno stabilimento termale.

 

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pagina creata il 18/01/2012, ultima modifica 18/01/2016