Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma

Sala XIV

Organo positivo di scuola napoletana, XVIII sec. (n. 895)

Cembalo dorato a due tastiere, XVIII secolo (PV 3862)

Le due vetrine della parte sinistra della sala ospitano una serie di strumenti a fiato, clarinetti, flauti traversi e ottavini, del XVIII e XIX secolo, di provenienza italiana (Bologna, Fabriano, Milano, Napoli) e tedesca (Berlino, Norimberga, Lipsia, Dresda).
Fuori dalle vetrine si possono ammirare due arpe parigine della seconda metà del Settecento: la prima, di Louvet, è caratterizzata da una figura di leone alla sommità; la seconda, opera di Jean-Henri Nadermann, tra i più celebri costruttori di arpe di Francia artefice di vari strumenti per la regina Maria Antonietta, è decorata, sempre in cima alla colonna, da una rigogliosa foglia d’acanto intagliata e dorata. Chiudono questo lato della sala un clavicembalo, firmato col monogramma NAT di Nicola Angelo Trenci (attivo tra XVIII e XIX secolo); un clavicordo del 1680, un organo positivo di scuola napoletana settecentesca e, soprattutto, un clavicembalo della prima metà del Seicento, decorato con pitture a tempera raffiguranti vedute marine nella parte interna del coperchio.
Nella parte destra della sala le due vetrine conservano una serie di oboi, tra cui i cosiddetti corni inglesi, la cui etimologia sarebbe dovuta ad un’erronea interpretazione del francese corne d’angle che in realtà si riferiva alla particolare forma dello strumento con un angolo molto accentuato. Tra gli oboi si segnala l’esemplare costruito a Milano nel 1709 da Giovanni Maria Anciuti, che caratterizzava i suoi strumenti con il leone di San Marco, visibile anche in quest’esemplare e probabile riferimento alla sua origine veneziana.
Completano l’esposizione della sala, fuori dalle vetrine, altre due arpe di provenienza parigina: una di Jean-Henri Nadermann e l’altra di Godefroi Holtzman, entrambe decorate con rilievi a forma di foglia d’acanto. Seguono il settecentesco cembalo dorato a due tastiere, recante all’esterno, decori floreali a festoni e dalla rappresentazione di putti musicanti, all’interno, la scena del Trionfo di Galatea e dall’Allegoria della Fama, circondata dalle muse Clio, Euterpe e Talia; un clavicembalo della prima metà del Seicento caratterizzato da cinque tasti spezzati (enarmonici); ed infine un organo positivo napoletano, riccamente decorato con paesaggi, giochi di putti ed una girlanda di fiori. 
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pagina creata il 03/02/2015, ultima modifica 18/01/2016