Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma

Sala XV


Spinetta rettangolare di Onofrio Guarracino, 1692

Glass-harmonica

Nella prima vetrina sono esposti una mandora di Jaiss Andreas Tölz (1731), strumento della famiglia del liuto detto anche “galichon” o “gallicona”, e il liuto attribuito a Johann Christian Hoffman (prima metà del XVIII secolo), maestro di Lipsia, da molti ritenuto liutaio di Johann Sebastian Bach. In basso sono esposti due cornetti ottocenteschi costruiti in stile rinascimentale. Si evidenziano ancora un cembalo italiano della seconda metà del Seicento, riccamente decorato con putti, ghirlande e vedute; un piccolo organo ad ala del secolo diciassettesimo ed un claviciterio: si tratta di clavicembalo alquanto inusuale, verticale anzichè orizzontale, pertanto dotato di una complessa meccanica che permette al saltarello di lavorare in posizione orizzontale piuttosto che verticale; ulteriore originalità è data dalla disposizione delle corde sulla tavola armonica con le note gravi degradanti sugli acuti di entrambi i lati come se si trattasse di due cembali affiancati dotati di una sola tastiera.
Al centro della sala spicca un organo settecentesco di scuola napoletana tuttora funzionante, dotato di sette registri, più quello degli uccelli, costituito da una serie di dieci cannucce di piombo che insufflano aria in una vaschetta, anch’essa di piombo, piena d’acqua.
La vetrina nella parte destra della sala è interamente dedicata ai flauti dolci in avorio e in legno tra cui spiccano i due flagioletti firmati da David Aine, costruttore di flauti di Digione.
Sullo stesso lato si trovano tre spinette: una verde, traversa, del tipo “false inner-outer” o “integrale” (con l’astuccio integrato nello strumento), decorata con la storia di Agar e Ismaele, e due rettangolari, costruite dal cembalaro napoletano Onofrio Guarracino (1628 - post 1698), tra cui si segnala quella datata 1692 decorata (in un secondo momento), dalla felice mano del pittore napoletano Nicola Casissa (1700 ca - 1731).
Completano la sala l’organo ad ala grande di XVII secolo e la glassharmonica ottocentesca, costituita da ben 42 coppe di vetro infilate su un perno rotante attivato da un pedale.  

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pagina creata il 03/02/2015, ultima modifica 18/01/2016