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PIANOFORTE, BARTOLOMEO CRISTOFORI, 1722

Inventario Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
2780
Catalogo generale OA
1200066093
Famiglia
Strumenti a tastiera
Tipologia
PIANOFORTE CRISTOFORI
Periodo / Anno
Sec. XVIII; 1722
Ambito Culturale
Italia, Firenze
Autore/Attribuzione
Bartolomeo Cristofori
Materiali
Legno di mogano; legno di acero
Misure in cm. (largh./alt./lungh.)
89.5; 192
Luogo di conservazione
Esposto in MNSM Palazzo Samoggia, Roma

Pianoforte costruito a Firenze da Bartolomeo Cristofori nel 1722.

Definito in uno scritto settecentesco di area veneziana (scritto oggi conservato al Museo Correr n.d.r.) “Cembalo incomparabile” il pianoforte di Bartolomeo Cristofori esposto presso il MNSM vide la luce nel 1722. La sua genesi si lega alla committenza di Ferdinando de’ Medici e all’esigenza, da questi espressa, di “Render negli strumenti il parlar del cuore, ora con delicato tocco d’angelo, ora con violenta irruzione di passioni” (cit.). L’arpicembalo che fa il piano e il forte costituisce la risposta alla richiesta del figlio del granduca Cosimo III. La forza della novità costituita da questo strumento fu tale che, probabilmente attraverso la repubblica di Venezia, il suo progetto giunse in Germania già nel 1726 nelle mani di Gottfried Sielbermann, strumentaio e cembalaro tedesco, il quale lo replicò e lo sottopose al giudizio di Johann Sebastian Bach che ne apprezzò le possibilità espressive (e fece anche delle critiche che recepite da Sielbermann, servirono a migliorarne la resa).
Costruito interamente in legno di pioppo tranne che per i tasti che sono in legno di noce (di bosso, i tasti neri), l’esemplare conservato nel MNSM è quello nelle condizioni migliori, rispetto agli altri esemplari “Fratelli”, conservati a Lipsia (esemplare del 1726) e al Metropolitan Museum di N.Y.C (esemplare del 1720); manca dei pedali che verranno aggiunti, nella costruzione dello strumento a partire dal 1783 ed è enormemente più leggero di un pianoforte a coda moderno che monta anche un’armatura interna in ghisa per assecondare sia l’enorme forza tensiva delle corde, sia la prassi esecutiva che andò affermandosi sullo strumento, prassi a dir poco “Passionale” (per non dire forsennata) che si rivelò, alla lunga, perniciosa per la tenuta strutturale di un pianoforte fatto interamente in legno.
Il pianoforte Cristofori entrò a far parte del patrimonio nazionale nel 1966, acquistato dalla famiglia veronese dei Giusti del Giardino.