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CLAVECIN BRISE, CARLO GRIMALDI, MESSINA, SEC. XVIII

Inventario Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
1278
Catalogo generale OA
1200066063
Famiglia
Strumenti a tastiera
Tipologia
CEMBALO PIEGATORIO
Periodo / Anno
Sec. XVIII
Ambito Culturale
Italia, Messina
Autore/Attribuzione
Carlo Grimaldi
Materiali
Legno di abete; legno di cipresso; legno di sorbo; legno di noce; legno di faggio; ferro
Misure in cm. (largh./alt./lungh.)
19,3; 120.4; 20.5
Luogo di conservazione
Esposto in MNSM Palazzo Samoggia, Roma

Cembalo piegatorio realizzato a Messina da Carlo Grimaldi nel XVIII secolo.

Il cembalo presenta tre parti pieghevoli che, una volta chiuse, formano una cassetta rettangolare. Il piano armonico è in abete; le cornicette sono in cipresso; il somiere è in noce; i piroli originali sono in ferro; i salterelli sono in sorbo e linguette di faggio; i tacchetti di appoggio e i coprisalterelli sono in cipresso. Consta di 45 tasti con la prima ottava corta. Lo strumento riveste particolare interesse poiché è l’unico esemplare di questo tipo costruito da un italiano, Carlo Grimaldi, cembalaro attivo a Messina alla fine del secolo XVII. Scarse sono le notizie biografiche dell’autore, inizialmente identificato con Carlo Grimaldi, governatore della contea di Modica, al quale nel 1693 fu concesso il titolo di principe. Una notizia a stampa del 1794 cita un “cembalo di Grimaldi in ottava stesa, che arriva nei cantini al delasolrè”; importante opera del Grimaldi è pure un cembalo intagliato e dorato, un tempo nella collezione del Conte Bernardini di Lucca, oggi al Museo di Norimberga, firmato e datato “Carolus Grimaldi fecit Messine 1677”. Il cembalo pieghevole e da viaggio sarà poi reso celebre da J. Marius che, il 18 settembre 1700, otterrà dal re di Francia Luigi XIV un privilegio per la costruzione e la vendita di tale strumento che chiamò “clavecin brisé portatif” (cfr. Cervelli L., Per un catalogo degli strumenti a tastiera del Museo degli antichi strumenti musicali, in “Accademie e Biblioteche d’Italia” anno XLIV, nn.4-5, 1976, pp. 333- 335). (descritto e catalogato anche in L. Cervelli, “La galleria armonica”, pg. 175 ) Per fortuna, grazie ai ricercatori Danilo Costantini e Luciano Buono, la lacuna biografica sul Grimaldi è stata parzialmente colmata dal ritrovamento, nell’Archivio di Stato di Messina, del testamento che egli dettò al suo confessore, don Giuseppe Celesti, tre giorni prima di morire. Di lui si sa che nacque a Messina nel 1645 per morirvi, a 72 anni (venne sepolto nella Casa professa della Società di Gesù), nel 1717, e che di mestiere faceva oltre al costruttore di clavicembali, l’organaro e il liutaio. Da dove provenisse la sua famiglia non si sa, anche se il cognome Grimaldi è originario di Genova e come è noto a Messina la colonia genovese era molto folta. Già dal XVI secolo alcuni rami di diverse famiglie nobili genovesi si erano insediati stabilmente nei regni di Napoli e Sicilia.
Sposato con Francesca Balena (morta a 50 anni l’11 agosto 1708), ebbe tre figli: Paolo, l’unico di cui già si conosceva l’esistenza, che seguì le orme paterne e diventò egli stesso costruttore di organi molto ricercato ed apprezzato; Giuseppe, sacerdote abitante a Roma, e Nunzia, di cui è conosciuta la data del matrimonio celebrato nella chiesa di San Nicola dell’Arcivescovado: 16 maggio 1700. Dal testamento si evince, ancora, che Carlo Grimaldi, pur essendo analfabeta, era piuttosto benestante possedendo una casa, diversi oggetti di valore e 52 quadri di grandezza diversa. E ancora, che la bottega di Grimaldi era molto attrezzata e di una certa grandezza se è vero che aveva quattro banconi e quindi quattro postazioni di lavoro, che gli permettevano di seguire più lavori contemporaneamente.
La prima notizia che abbiamo sull’attività lavorativa di Carlo Grimaldi risale al 1679, anno che lo vede impegnato, riferisce lo studioso Luciano Buono, nella costruzione dell’organo per la chiesa dei SS.Pietro e Paolo di Acireale. Nel 1699, poi, vende un organo alla chiesa di Santa Maria dell’Elemosina a Catania e nel 1715 esegue un bellissimo organo per la chiesa Madre di Novara di Sicilia insieme al figlio Paolo. Commissioni che dimostrano, come sostiene appunto Buono, che «l’attività di costruttore di organi del Grimaldi fu sicuramente almeno paritaria a quella di cembalaro».
A questo proposito parlano chiaramente il testamento e il relativo inventario dei beni redatto in seguito alla morte del Grimaldi, in cui sono elencati alcuni “scaffi d’organo con vista senza canne”, cioè organi privi ancora delle canne di facciata, e “due organi ad ala usati”, probabilmente dati in affitto dall’organaro nelle numerose esecuzioni che si svolgevano nelle chiese messinesi sprovviste di strumento o per esecuzioni a più cori.
L’elenco continua con “cinque cimbali diversi non finiti d’ottava stesa”; un tiorbinetto non finito; due arpicordi piccoli non finiti; un vecchio arpicordo e un cembalo vecchio con due tastature. Secondo Costantini «la presenza di un clavicembalo a due tastiere, definito vecchio nel 1717, desta molto interesse perché è ancora da definire l’incidenza della costruzione di clavicembali a due tastiere in Italia, sempre che non si tratti di uno strumento costruito nell’Europa del nord». D’altronde i mercanti messinesi viaggiavano molto ed avevano propri consolati a Genova, nelle Fiandre, a Londra.
Nel 1704 s’impegnò a costruire per Francesco Bonanno, principe di Cattolica (Bagheria) «un cimbalo et organo assieme simile a quello già realizzato per Sua Eccellenza» (forse il viceré di Sicilia), ma di più non è dato sapere. Carlo Grimaldi visse e svolse la sua opera tra il Seicento ed il Settecento. Era già in piena attività quando a Messina scoppiò la rivolta anti-spagnola nel 1674. È quello un periodo molto vivace dal punto di vista sociale ed artistico: in riva allo Stretto prosperano le arti orafe e le arti decorative, la lavorazione del legno è tra le attività più importanti. Poi viene firmato il trattato di Nimega e Messina subisce la ritorsione dei vecchi padroni, che la spogliarono di tutti i suoi privilegi e di molti dei suoi tesori. E qui cominciò rovinoso il suo declino. (cfr. Marcello Mento https://messina.gazzettadelsud.it/articoli/archivio/2012/09/18/carlo-grimaldie-il-clavicembalo-perfetto-b36dc0da-b808-427e-a579-f94cd4cc405b/)